NOTA: Questo sito utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione.

b2ap3_thumbnail_DSC_0825.jpg

Care socie e soci,

come probabilmente sapete il nostro Corso Base, in programma dal 20 al 24 febbraio prossimi, ha avuto anche quest’anno il “solito” successo. Le iscrizioni hanno raggiunto il tetto massimo di partecipanti con 11 giorni di anticipo sulla scadenza ultima, che avevamo fissato al 10 febbraio, e purtroppo anche quest’anno qualcuno è rimasto fuori della porta.
Credetemi, condivido con voi questo risultato senza alcun desiderio di autoincensazione, prendendolo per ciò che: l'ennesimo segnale di un marcato bisogno di competenza e specializzazione che il nostro settore esprime rispetto alla progettazione sociale. Il nostro merito esclusivo è stato recepire questo bisogno, probabilmente perché lo avvertivamo noi stessi nel 2009, quando è iniziato il nostro cammino.
I trenta partecipanti sono tutti soci e socie, per la massima parte di nuova iscrizione. Come di consueto concluderemo il Corso con un momento conviviale di brindisi finale. Non sarebbe bello se veniste anche voi, per fare un’accoglienza calda a questi nostri nuovi amici di tutte le regioni d’Italia? Sarebbe anche una bella occasione per rincontrarci e condividere un po’ i nostri percorsi, cosa che non accade da parecchio tempo. L’appuntamento è per venerdì 24 febbraio alle 17.00 presso il Roma Scout Center, in Largo dello Scautismo 1 Roma (zona Piazza Bologna). Se pensate di venire fatecelo sapere, rispondendo solo a info@progettistisociali.it e non a tutti i destinatari in copia (evitiamo un po’ di spam…).

Un abbraccio a tutti, sperando di incontrarvi presto.

Inviato da il in Politica & Società

b2ap3_thumbnail_DeMauro.jpg

Caro Tullio,

questo 2017 si apre con una cattiva notizia: d'ora in avanti dovremo fare a meno della tua intelligente e appassionata compagnia. Mi permetto la confidenza del tu, ora che ci hai lasciato, perché in tutti questi anni ti ho guardato come un maestro, devo dire fin dai tempi delle lezioni universitarie, e ai veri maestri si finisce per volere bene come a dei familiari.

Avverto con te un debito grande, che è di tutti coloro che come me si occupano di "sociale": sei stato tra i pochi ad aver spostato la riflessione linguistica molto oltre il perimetro del dibattito accademico, puntando in ogni momento della tua parabola intellettuale alle questioni sociali autentiche del Paese. Nessuno più di te ha intuito e insistito sul nesso esistente tra lingua, istruzione e democrazia. Perché, come ripetevi spesso, la democrazia è "discutidora", e chi non è in grado di discutere con gli altri, padroneggiando la tecnica fondamentale della lingua, è tagliato fuori da ogni possibilità di intesa e auto promozione. Nessuno più di te ha fustigato gli usi, gli abusi e i tic linguistici delle élites italiane - e quanto spesso io stesso mi sono sentito fustigato - irridendo il malcostume delle burocrazie e delle amministrazioni pubbliche con quei loro codici linguistici arruffati, barocchi e incomprensibili, che stigmatizzavi come forma di autentica maleducazione...

Inviato da il in Vita associativa

b2ap3_thumbnail_desiderio.jpgCare socie e cari soci,
mentre anche quest’anno procede oltre la sua mezzanotte, superando il suo punto più oscuro, penso a che auguri formulare, a noi che per mille versi lavoriamo all’umanizzazione del mondo, delle centinaia di mondi di vita in cui con tutta modestia, con scarsi mezzi e giorno per giorno operiamo.

Non credo sia troppo affermare che il senso ultimo della progettazione sociale sia umanizzare i tempi e i luoghi che attraversa, perché ciascuno sia disalienato, restituito a sé e agli altri. Forse questo è in radice lo scopo di qualunque lavoro. Senz’altro questa è la matrice remota del Welfare: Ricoeur lo insediava al centro della sua etica, definendolo così: “Una vita buona, con e per gli altri, all’interno di istituzioni giuste”.

Io credo che, nel complesso capitale sociale a cui occorre attingere per un tale scopo, due risorse risultino oggi particolarmente scarse: la fiducia e il desiderio.

La fiducia è quella traiettoria che mi porta a intrecciare il mio sentiero con quello di un altro, alleandomi con lui in vista di uno scopo comune, o di un reciproco vantaggio, scommettendo che in questo modesto esodo da me non sarò né diminuito né annichilito. Ormai sappiamo che la dinamica sociale della fiducia è persino un fondamentale economico, e che senza di essa non c’è uscita possibile dalla stagnazione. Giustamente osservava Michele Serra che

Il problema — profondo — è che senza fiducia negli altri una società non ha alcuna prospettiva di migliorare, forse nemmeno di sopravvivere. Anche perché costringe ognuno a sopravvalutare fino al ridicolo (e fino alla rovina) le proprie capacità di fare a meno delle competenze altrui (La Repubblica, 6 settembre 2016).

Ma la fiducia ha anche il carattere del rinvio: sospende un soddisfacimento autonomo e immediato, e lo rinvia all’incontro e alla mediazione con altri. La fiducia è asincrona, fonda cioè il desiderio. E il desiderio a me sembra sempre più la sola forza propulsiva di civiltà e umanizzazione della storia: è in quanto desideriamo oltre il soddisfacimento dei nostri bisogni individuali che come singoli e comunità progrediamo. Progrediamo in quanto speriamo, ed è dalla qualità dei nostri desideri e speranze collettive che decifriamo la qualità del nostro progresso.

Ora, dei molti auguri da formularci in questo Natale, io sento di poterci augurare proprio questo: di essere noi anzitutto fiduciosi e desideranti, perché un progetto non è altro che questo: un rinvio al futuro, al desiderabile, una scommessa su ciò che non è dato, e che per essere ottenuto richiederà mediazione con altri, incontro e negoziazione, uscita dai perimetri organizzativi e personali:

Può darsi che domani spunti l'alba dell'ultimo giorno: allora, non prima, noi interromperemo volentieri il lavoro per un futuro migliore” (Dietrich Bonhoeffer, Resistenza e Resa)

Auguri socie e soci!

Antonio (Presidente)

 

Inviato da il in Politica & Società

b2ap3_thumbnail_Chagal.jpg

Cos'è un progetto? È un sogno con delle scadenze.

(Duccio Demetrio)

Inviato da il in Vita associativa

montaggiogruppo.jpg

Dopo lunga e felice incubazione, apre i battenti anche in Veneto e Friuli un gruppo APIS Locale. I fatti di norma accadono se le idee sono buone, e se qualcuno si prende briga di applicarle. Noi non facciamo eccezione alcuna: che l'idea di costruire comunità professionali e legami di scambio e collaborazione tra progettisti sociali sia buona non abbiamo dubbi, e d'altronde è la nostra regione associativa. Ma occorrono teste e gambe su cui far correre le idee: dopo la Lombardia e l'Emilia Romagna, ne abbiamo trovate di eminentissime (di teste) tra i soci e le socie del Veneto e del Friuli Venezia Giulia.

Così, per l'impulso dato da Tommaso Bertinotti e Pio Mason, abbiamo avuto lo scorso 7 ottobre a Dolo (VE), presso la sede dell'Associazione Il Portico (che ringraziamo per l'ospitalità), l'enorme piacere di tenere a battesimo la nascita del gruppo locale APIS Veneto Friuli Venezia Giulia. Erano presenti oltre a Tommaso e Pio anche Nadia Mocellin, Carlo Naccari, Francesca Oliva. Annaleda Mazzucato e io in rappresentanza del Direttivo Nazionale (ma Annaleda, padovana trapiantata a Roma, è un perfetto trait-d'union).

b2ap3_thumbnail_Mentoring.jpg

Ripercorriamo, in forma di dialogo, il penultimo evento di Mentoring, sulla progettazione formativa. Hanno partecipato i soci Jamil Amirian, in qualità di mentor, e le socie Paola Casadei e Manuela Virtuoso.

Le domande di Paola:

A Quali ambiti si rivolge la formazione? Come Individuare il gruppo dei beneficiari? Formazione come attività che da elementi concreti? Formazione volontari? Posso partire da beneficiari extracomunitari per farli coinvolgere in azioni a restituzione sociale? Chi li può formare?

Le domande di Manuela:

Se penso alla progettazione formativa mi vengono in mente due criticità principali:
quanto nell’analisi dei fabbisogni formativi prima e di conseguenza nell’ideazione e realizzazione del percorso formativo poi, non ci si soffermi in maniera adeguata sul livello motivazionale. Cerco di spiegarmi meglio, nonostante chi più chi meno conosce l’importanza della motivazione sui risultati, spesso non si sa bene come implementare questo aspetto nella progettazione formativa;
Di conseguenza mi riallaccio alla seconda, la sfida di utilizzare strumenti (es il bilancio di competenze, test delle ancore ..) o anche altri di cui ancora non ho conoscenza, contestualizzandoli però in base agli obiettivi, ai destinatari e all’organizzazione nella quale si è chiamati ad operare. Quando una progettazione formativa costituisce una progettazione sociale? La prima risposta che mi viene in mente è: quando c’è un’intenzionalità nel produrre dei cambiamenti sociali che abbiamo un impatto positivo, che siano orientati a dinamiche di inclusione sociale, di innovazione sociale, di riconoscimento sociale, ma anche di responsabilità sociale.

b2ap3_thumbnail_Associarsi_mani.jpg

Riassunto della storia

Iniziamo con una premessa, che ormai facciamo con una certa consuetudine: gran parte della nostra esperienza di operatori, delle nostre capacità e della nostra quotidiana attività non potrà mai essere esplicitato e condiviso e resterà un nostro patrimonio personale, privato.
Ma allo stesso tempo, vi sono molte competenze e pratiche che possono invece essere codificate.
Il quesito che torniamo a porre è: ha senso farlo?
Definendo le competenze dei progettisti, non si rischia di appesantire e imbrigliare qualcosa che è direttamente determinato dalla capacità di ogni singolo operatore? Non si rischia di limitare l’iniziativa, la creatività e la tipica capacità di adattamento dei progettisti?
L’impressione, su questo preciso aspetto, è esattamente opposta, ovvero che solo se si cerca di identificare e promuovere le competenze più rilevanti messe in atto dai progettisti sociali, si contribuisce realmente a consolidarne la funzione, permettendo la crescita delle organizzazioni e il miglioramento dei servizi. Questo, certo, comporta che il percorso di definizione avvenga in modo concertato, aperto a revisioni, costantemente validato nelle pratiche, e non divenga un vincolo formale...

MentoringCare socie e soci,
come anticipato, ad aprile avvieremo questa nuova sperimentazione, che un po’ pomposamente abbiamo chiamato “Angolo del mentoring”. Di che si tratta? Ascoltandoci, leggendoci, incontrandoci in questo ultimo anno una cosa ci sembra di averla ben compresa: la verità è che molti di noi sono soli nello svolgimento della propria funzione. La dimensione di gruppo, di equipe, di staff nella quale competenze diverse si integrano tra loro, con una giusta e ben calibrata proporzione di entusiasmo giovanile (o degli inizi) e matura esperienza professionale, non è propriamente un dato organizzativo comune. Più frequente che il progettista sociale faccia un po’ tutto, distendendosi come un elastico tra campi di saperi e competenze molto diverse tra loro (oh quanto è eclettica la progettazione sociale!), apprendendo qua e là, rubacchiando qua e là. Sarebbe tutto più piano e semplice se ciascuno di noi, dove non arriva la sua preparazione ed esperienza, potesse contare sulla spalla di un collega più esperto. Del resto: chi in questo come in altri campi della vita non riconosce di aver contratto un debito enorme verso quei colleghi che hanno avuto sufficiente generosità e pazienza nel trasmettere la propria esperienza? Oh, per inciso: APIS, tra le altre proprie ragioni istitutive, esiste proprio per sviluppare relazioni professionali di questo tipo!

b2ap3_thumbnail_3-DSC_0772.jpg

Care socie e cari soci,
abbiamo trascorso un 2015 intenso e stimolante, denso di fatti nuovi. Dall’incontro col CENSIS, a gennaio, sulla situazione sociale del Paese al VI Corso Base, a novembre, che ci ha visto accogliere 30 nuove socie e soci nella nostra Comunità professionale, provenienti da contesti regionali e impegnate in ambiti di intervento uno diverso dall’altro. In mezzo abbiamo assistito ai primi passi mossi dal gruppo locale della Lombardia, costituitosi a marzo in un incontro con Riccardo Bonacina, Direttore di Vita, sulla Riforma del Terzo Settore. E da un capo all’altro dell’anno si è snodato il lavoro per quel grande obiettivo associativo che è la pubblicazione, con UNI, della prima norma tecnica sulla professione del progettista sociale. Un cammino scandito da un nuovo modo di comunicare, attraverso questo sito e questo blog interamente rinnovati, sviluppati per far crescere con spunti e stimoli la nostra base sociale, e una newsletter mensile con una rassegna di bandi e altre opportunità e notizie dalla vita dell’Associazione. Oggi siamo 135 socie e soci, presenti e attivi in 15 regioni italiane. I nostri gruppi locali sono due, a Roma e in Lombardia, ma qualcosa … si muove anche in Emilia. 

b2ap3_thumbnail_babele.jpgApprofitto di questo spazio per condividere questo mio dilemma: la retorica progettuale lascerà mai uno spazio, anche un angolino, al Quadro Logico? Riporto questo dubbio, che personalmente trovo molto stimolante, e che mi sta accompagnando dalla conclusione del VI Corso per Dirigenti e Progettisti sociali. Combatto, con poche armi e poche speranze, una personale lotta continua contro formulari assurdi e commissioni spesso poco competenti.... 

Condivido allora con altri progettisti questa mia difficoltà: far emergere la logica progettuale, in mezzo a paletti, vincoli, regole, copia e incolla a volte ridicoli, lessici non condivisi, numeri di pagina, numeri di righe, numeri di parole, spazi inclusi-spazi esclusi... Inizio oggi la redazione per un progetto al quale tengo particolarmente: con sfacciataggine e coraggio il Quadro Logico quantomeno questa volta lo cito, all'inizio del progetto. Personalmente penso di correre un rischio con la commissione che valuterà: se la indispettisco alla tredicesima riga, ho chiuso. Ho appena elaborato un artificio che spero permetta di far vedere che una logica progettuale c'è, esiste, pur nel rispetto di quella retorica progettuale, che temo prima o poi porterà tutti a dire le stesse cose, nello stesso modo, con gli stessi schemi, appiattendo del tutto la progettazione, facendo prevalere la forma sui contenuti. Per non parlare poi delle grafiche accattivanti, delle impaginazioni da grafico professionista, delle citazioni ad effetto, delle stampe a tremila colori, dell'impatto emotivo, che ho paura a volte premino più dei contenuti. Butto là queste due riflessioni,in attesa di un workshop sulla pratica testuale, che qualcuno mi ha promesso.
Nel frattempo io continuo a coltivare il mio dubbio. Chiudo -o meglio, lascio aperto!- con una citazione (omaggio al Presidente di Apis): 

La verità non vuol altro dio all'infuori di sé. La fede nella verità comincia con il dubbio in tutte le «verità» credute sino a quel momento. (Friedrich Nietzsche, Umano troppo umano)

Mariella Possanza

Inviato da il in Vita associativa

b2ap3_thumbnail_crociato.jpg

Care socie e cari soci, 
nel pensare che augurio farvi e farci per questo Natale e questo nuovo anno, mi piace pensare alla nostra comunità professionale come a un “resto”. Il resto del terzo settore, il resto del privato sociale, il resto del welfare di questo paese, che è già resto di suo. Quel resto tenacemente intento ad operare una riappropriazione dell’essere comunità civile, mentre le società in cui viviamo fuggono a precipizio, come ci ricorda ancora una volta De Rita nell’introduzione al Rapporto Censis 2015, verso una molecolarizzazione dei rapporti sempre più fine, verso una frantumazione dei corpi sociali in piccole aggregazioni, tanto simili a consorterie difensive.

Questo resto che siamo noi, e che è chiunque applica la progettazione sociale come ponte tra un presente insoddisfacente e un futuro inconfigurato ma oggetto di un potente desiderio, in fondo compie un solo sforzo, per quanto poliforme: innova, sperimenta, ricerca e studia forme inedite di aggregazione e coesione sociale, che intermedino appunto la riappropriazione di un’identità collettiva per molti versi spezzettata in rivoli identitari. Perché perfino l’umile e artigianale gesto del compilare un formulario, che così di frequente ci tocca, costringe noi più di altri a riflettere sul significato di ciò che poniamo in opera, e a non ridurre l’azione sociale a un mero calcolo di razionalità economica.

b2ap3_thumbnail_crociato.jpgDai fatti di Parigi in poi (ma era già successo dopo l'attentato alla sede di Charlie Hebdo) più di qualche intellettuale ha preso il vezzo di accostare terrorismo e crisi dei valori ad Occidente. Lo ha fatto di recente Giuliano Ferrara su Il Foglio, cui ha risposto Michele Serra nella rubrica quotidiana L’Amaca. Ma lo aveva già fatto il filosofo cattolico Fabrice Hadjadj dalle colonne de Le Figaro il 5 giugno 2015. In rete poi è tutto un sobbollire di commenti inveleniti, ben più sguaiati e trinariciuti dei propri modelli, che schiumano rabbia bipartisan per l’efferatezza del carnefice e per l’inanità della vittima.

Lo schema di pensiero lo riassumo così: l’occidente e la sua vacuità di valori e ideali, l’occidente e il suo fiacco decadentismo postilluministico ha finito per produrre, col terrorismo islamico, niente meno che il suo altro. Daesh sarebbe l’ombra del nostro way of life, molle e nichilista. Insomma: il fondamentalismo islamico e il suo tenebroso potere di seduzione degli animi, storditi come siamo dai fumi dell’alcool e delle droghe e dagli afrori del sesso più sfrenato, un po’ ce lo meritiamo. E quindi è necessario promuovere in Europa un agguerrito Kulturkampf, che opponga al cupio dissolvi islamico un integrismo “terzo” tra il disfacimento morale dei nostri tempi molli e sfibrati e la furia sterminatrice nutrita di idoli religiosi di questi imbecilli.

C'è un'Ape che se posa su un bottone de rosa lo succhia e se ne va... Tutto sommato, la felicità è una piccola cosa.

b2ap3_thumbnail_ti-seguiro-fuori-dall-acqua-dario-fani-salani.png

Questa poesia di Trilussa è talmente famosa (e abusata) che quasi non volevo usarla per il mio incipit, ma riassume talmente bene l'esperienza vissuta durante la partecipazione al corso che mi sembrava impossibile non farlo.

Già, come un'ape persa nel cielo del III settore, mi sono imbattuto nel VI corso per progettisti sociali organizzato da APIS è davvero l'ho scoperto essere "un bocciolo di rosa" fra i tanti variegati fiori di offerta formativa che affollano il prato, non solo per i contenuti ma (e soprattutto) per la qualità e la sensibilità dei docenti e della segreteria.

Fortuna ha voluto che ci fosse altrettanta qualità e sensibilità fra i discenti. Tanta gioia mi ha fatto pensare che dovevo darne almeno una piccola testimonianza, che è questa qua. Mi preme solo aggiungere una cosa: quello che la poesia non dice (perché a Trilussa come poeta non interessa) è che il nettare che abbiamo succhiato, ci darà la piena felicità solo se sapremo trasformarlo (nel nostro piccolo) in salubre miele. E questo allora è l'invito che faccio alle tante laboriose api che erano con me, buona progettazione.

Dario Fani
www.tiseguirofuoridallacqua.it

b2ap3_thumbnail_Associarsi_mani.jpg

Vi dovevamo un aggiornamento sullo stato del progetto di approvazione della prima Norma Tecnica sulla progettazione sociale, in collaborazione con UNI a norma della L. 4/2013.

Ricorderete che vi avevo raccontato di come il 28 maggio si sarebbe riunita la Commissione Servizi, l’articolazione UNI che coordina le richieste di normazione tecnica avanzate dopo l’adozione della L. 4/2013, per deliberare sulla proposta di costituzione formale e avvio del Gruppo di lavoro sul nostro progetto di normazione tecnica.

Ci siamo! La Commissione servizi così si è espressa:

La Commissione prende atto dell'esito delle riunioni e delle teleriunioni informative che hanno mostrato che l'interesse per preparare una norma sulle competenze del progettista sociale esiste. Le parti interessate, pur con una limitata presenza, sono tutte state contattate e hanno confermato la propria disponibilità a collaborare alla preparazione della norma. La Commissione conferma pertanto la decisione presa il 1 ottobre 2014 e chiede di formalizzare la costituzione di un gruppo di lavoro. (UNI, Commissione Servizi, Decisione 25)

il 29 luglio abbiamo fissato a Roma un nuovo incontro del gruppo, a cui partecipano tra gli altri Forum del Terzo Settore, ISFOL e Ministero Lavoro e delle Politiche Sociali, Direzione Generale per le politiche attive, i servizi per il lavoro e la formazione. Pur trattandosi di un appuntamento in serie ai precedenti, è di fatto il primo formalmente convocato, come prima riunione del gruppo di lavoro UNI, interno alla Commissione Servizi.

Prossimi passi? Partirà l'inchiesta pubblica preliminare, una procedura UNI per garantire il massimo di trasparenza al processo in cui si rende pubblico il progetto di norma, in modo che chiunque abbia pregiudiziali in merito le possa far valere.

Alè!

Antonio

b2ap3_thumbnail_Associarsi_mani.jpg

Carissime socie e carissimi soci,
due note il meno abborracciate possibile per condividere il progresso del nostro progetto associativo, di elaborazione e approvazione della prima Norma tecnica sulla Progettazione sociale. 

È un po’ che non ve ne scriviamo. Dove siamo arrivati? In termini di pianificazione, a un soffio dalla prima “milestone”: giovedì scorso abbiamo tenuto la nostra ultima riunione preliminare in UNI di prefattibilità della Norma, cui ha partecipato oltre ad UNI anche Forum Nazionale del Terzo SettoreISFOL e la Direzione Generale per le politiche attive, i servizi per il lavoro e la formazione del Ministero del Lavoro e Politiche sociali (sotto vi racconto meglio); abbiamo convenuto che sussistono tutte le condizioni e le evidenze di interesse pubblico per l’avvio del processo formale di normazione (vedi Verbale). Il 28 maggio il nostro progetto sarà discusso in Commissione Servizi, l’articolazione UNI che coordina le (moltissime) richieste di normazione tecnica avanzate dopo l’adozione della L. 4/2013. Salvo sorprese lì otterremo il via libera, e il Tavolo tecnico formalmente costituito avvierà le attività per pervenire nel più breve tempo possibile alla pubblicazione del primo standard italiano (ed europeo, per quel che ci consta) sulla progettazione sociale. Hurrà!

b2ap3_thumbnail_Tautologia.jpg

Per un po’ di anni la necessità di acquisire strumentazioni per regolamentare le decisioni che mettono in rapporto le politiche e i servizi che le attuano, ha portato al diffondersi delle tecniche e logiche di progettazione sociale e a cercare di dotarsi, da parte degli operatori, delle competenze opportune.
Se cerchiamo di analizzare le risorse formative e le pubblicazioni su cui un progettista sociale ha potuto contare, possiamo identificare da un lato quelle che miravano a sistematizzare la logica di elaborazione dei progetti, di derivazione europea, secondo i principi del PCM, (“come si scrive un buon progetto”), dall’altro quelle che davano un quadro dei principi di politica dei servizi (l’evoluzione sul piano giuridico, “perché si utilizzano i progetti”).
Ma tali strumenti sono risultati adeguati e sufficienti? In termini ancora più chiari: possiamo pensare che chi conosce i principi giuridici e logici della programmazione e progettazione sociale sia necessariamente un buon agente nei contesti in cui si manifestano bisogni, sia capace di orientare le risorse e migliorare la vita delle persone?

21 marzo a Lecco: nasce APIS Lombardia! Riflettiamo con Riccardo Bonacina sulla Riforma del Terzo Settore

Udite udite, il 21 marzo è in rampa di lancio il gruppo regionale APIS Lombardia! Partiamo subito forte, con un evento a Lecco per tutti i soci e gli interessati, sulla Riforma del Terzo Settore: Associazione semplice oppure onlus? Associazione culturale oppure di promozione sociale? E la cooperativa sociale dove si colloca? Il 5 per mille è stabilizzato oppure no? E del Servizio Civile che ne sarà? Vale la pena coltivare visioni a lungo termine? Sono solo alcune delle domande su cui si arrovellano gli operatori del terzo settore! Fino ad oggi, chiunque si fosse trovato di fronte al desiderio di creare oppure di amministrare un ente del terzo settore si è inevitabilmente scontrato con un mondo burocraticamente complesso – e direbbe Zamagni hobbesianamente attestato sulla presunzione di malizia nei cittadini, da arginare a colpi e fasci di norme e cavilli sino a paralizzarne l’azione – che ha generato forte disorientamento.

b2ap3_thumbnail_comunita.jpg

In questo post vorrei consegnare alla comunità dei progettisti un insieme di questioni che sono derivate dall’incontro che APIS ha organizzato con Francesco Maietta, responsabile delle ricerche sul welfare del Censis, rispetto agli esiti del 48° rapporto sulla situazione del paese. Proverò anche a condividere alcune riflessioni, ma spero meno esaustive possibile.
Prima questione: perché un progettista sociale dovrebbe occuparsi della situazione del paese? Perché alzare lo sguardo su cosa accade in Italia e nel mondo, visto che siamo prevalentemente concentrati nell’analizzare i fabbisogni dei nostri utenti, territori o problematiche?

Inviato da il in Politica & Società

Care socie e cari soci,

una nostra socia in formazione, che per ora proteggiamo con l’anonimato, ci ha messo a parte di fatti che troviamo semplicemente vergognosi, tanto più perché legati a quella pasticciata soluzione che porta il nome di “Garanzia Giovani” – e che, sia detto incidentalmente, altro non fa che compiere il destino del servizio civile, ridotto ad ammortizzatore sociale – il cui scopo istituzionale sarebbe di tutelare e offrire garanzia ai giovani più fragili e svantaggiati del Paese, i cosiddetti “Neet” su cui molto si è detto, scritto e programmato, più spesso a sproposito che a proposito.

Leggete, per favore, con diligenza e attenzione cosa è accaduto in occasione di un colloquio di “orientamento”, a cui è stata convocata la nostra socia in formazione. Questo è ciò che la rete “pubblica” saprebbe offrire a chi già è in condizione di svantaggio sociale. Non serve scomodare la cara memoria di don Milani per osservare che, per ogni giovane che sa parlare, scrivere, argomentare, ve ne sono centinaia più fragili completamente abbandonati alla mercé di questi quattro farabutti di alto e basso grado, che agiscono al riparo della funzione pubblica disonorandola ogni giorno.

E scusate il tono, che però sentiamo dovuto “…E – vi preghiamo – quello che succede ogni giorno non trovatelo naturale. Di nulla sia detto: "è naturale" in questi tempi di sanguinoso smarrimento, ordinato disordine, pianificato arbitrio, disumana umanità, così che nulla valga come cosa immutabile” (Bertold Brecht, L'eccezione e la regola, 1930).

Care e cari soci,

inizia un nuovo anno sociale, pieno di novità, progetti, iniziative. Un anno che si preannuncia ricco di sfide e traguardi da raggiungere. Un anno, forse, difficile da affrontare per molti di noi, per le incognite professionali che presenta. Un anno, dunque, che vale ancora più la pena vivere e affrontare insieme, all’insegna della condivisione, dello scambio, della crescita professionale, della formazione.

Nei prossimi giorni sarete individualmente tutti raggiunti da una mail personale, in cui vi proporremo il rinnovo della vostra adesione ad APIS per il 2015. Ci aspettiamo una risposta calda, e ampia, che porti tutta la nostra comunità di pratiche, piccola ma agguerrita, a crescere fino a raggiungere quella rappresentatività della professione del progettista sociale per cui siamo nati.

 

Powered by EasyBlog for Joomla!