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Buon Natale 2014!

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«…Noi viviamo nelle città, nel lavoro, nelle famiglie. Ma il luogo in cui viviamo, in verità non è un luogo. Il luogo in cui viviamo veramente non è quello in cui passiamo le nostre giornate, bensì quello in cui speriamo, senza conoscere ciò che speriamo, quello per cui cantiamo, senza capire cos'è che ci fa cantare…» (Cristian Bobin, Francesco e l’Infinitamente Piccolo)

Care e cari soci, in questi giorni non troppo allegri per chi come noi ha dedicato la propria energia e la propria intelligenza al sociale e al welfare, l’augurio che sentiamo di farci è di tornare a sperimentare ciò che sin dall’inizio ha animato il nostro lavoro: un prepotente desiderio di mondi diversi, di mondi possibili migliori di quello che già conosciamo e frequentiamo.

 

Non si insiste abbastanza, e in effetti nessun manuale lo annota, sul fatto che logica e razionalità strumentali appartengono all’ordine dei mezzi, e non dei fini della progettazione sociale; che la progettazione sociale nasce da dimensioni creative e laterali, da un desiderio collettivo più o meno consapevole, da una prepotente intuizione del futuro che anticipa e forma tutte le nostre realizzazioni. A questa energia morale, che spinge noi stessi e le nostre organizzazioni, possiamo dare soltanto il nome di Speranza: la speranza è “il modo in cui una foglia è mossa dal vento” (Ernst Bloch). È dunque proprio un fatto interiore e psichico, nel senso di quelle psicologie collettive e figure psichiche che guidano la storia: vale la pena “oggi” consumarsi e spendersi per il bene “possibile”, perché altri prima di noi l’hanno desiderato e non hanno potuto, e altri dopo di noi vi si baseranno per realizzazioni che a noi appaiono impossibili. E perché la verità dell’oggi, del nostro e del mio oggi, è ostaggio del domani. Tanto basta a giustificare la azione. E questa è la sola forza storica che lega tra loro non solo gli uomini di una stessa epoca, ma le generazioni tra di loro in una continuità. Non esiste alcuna comunità, come fatto storico sociale e culturale, senza speranza. E senza comunità “vano è il nostro lavoro, invano ci alziamo la mattina presto e tardi andiamo a riposare”.

Allora ci auguriamo di traslocare presto noi, le nostre organizzazioni e tutti i nostri progetti in questo luogo asincrono ed eccentrico, collocato nel futuro, che ci trascina in avanti. Ripartiamo da lì: in my end is my beginning (T.S. Eliot)

Auguri!

Antonio Finazzi Agrò (Presidente)

P.S. L'immagine è ripresa dal Presepe realizzato a Casa Betania, Roma, dalla Cooperativa sociale L'Accoglienza, che ringraziamo per averla messa a disposizione.

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